04 Settembre 2010
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La Storia di Caposelvi e dellŽedificio
Fino al 1230
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La storia della Valdambra si perde nella notte dei tempi.
I Liguri, di cui la zona conserva ancora oggi nomi come Pergine, Sergine o Bucine, furono i primi ad abitarla, ma come testimoniano le punte di freccia oggi conservate nel museo dell´accademia Valdarnese, già dodicimila anni fa qualcuno viveva e cacciava nella valle.
Un interessante sarcofago ritrovato nei piazzali della chiesa di Montebenichi, ci racconta ancora che intorno al quarto secolo avanti Cristo, la zona era occupata dagli etruschi a cui, nei secoli, si avvicendarono i romani.
Che la Valdambra fosse frequentata fin da periodi antichi, lo provano le tante strade che percorrono l´intero territorio, inoltre molti scrittori sono concordi nell´ammettere l´esistenza di un antica via militare in Valdambra che fu poi ricoperta di selci. Su questa strada passò l´esercito di Annibale e dei cartaginesi prima della battaglia del Trasimeno del 217 a.C..

Poi i barbari e i saccheggi dei goti. Solamente agli inizi del VII secolo si trovano menzionati nomi di castelli e fortezze nel contado aretino. Ma si tratta di accenni vaghi.
Nel 1191 l´imperatore Arrigo VI, rilascia a favore del conte Guidoguerra III collegamento aperto in un´altra finestra>conte Guidoguerra III il Vecchio un´attestazione ufficiale in cui si parla di Caposelvi, detta allora Caposelvoli.

A quello stesso periodo si fa risalire la nascita dei viscontadi, e quello della Valdambra, esteso per circa 29 chilometri quadrati, corrispondente agli attuali comuni di Bucine e Montevarchi, doveva la sua fortuna economica alla posizione geografica, equidistante da Siena, Arezzo e Firenze, e situato sulla vi più breve per Roma.

Nei secoli che seguirono, il castello di Caposelvi, fu al centro di dispute territoriali che ne dimostrano una certa importanza nella zona: conteso tra aretini e fiorentini già a partire dal 1230, gli abitanti del castello sottoposti alla giurisdizione dei conti Guidi, compirono numerose scorrerie nel contado fiorentino, aiutati dagli aretini. Le cronache raccontano che i fiorentini, per rifarsi dei torti subiti "andarono ad oste a Caposelvi in Valdambra al confine di Arezzo (...) e presolo e disfecionlo".


Conte Guido Guerra
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Guido Guerra VI era nipote di Guido il Vecchio e Gualdrada Berti, che le cronache fiorentine già proponevano come esempio di virtù e buoni costumi del tempo andato.
Guido nacque intorno al 1220 e, dopo un periodo trascorso alla corte di Federico II, divenne uno dei più prestigiosi sostenitori della parte guelfa fiorentina.
Dante parla di lui e di altri suoi contemporanei fiorentini, nel canto XVI dell´Inferno.
Siamo in un periodo storico piuttosto turbolento: Federico II alla sua morte aveva lasciato erede dell´Impero, del regno di Sicilia e di Gerusalemme il figlio Corrado IV.
Suo vicario in Sicilia ed in Italia era il figlio naturale Manfredi.
Alla morte di Corrado IV, nel 1254, restava erede dell´Impero suo figlio Corrado V, un bimbo di appena due anni.
Quando si sparse la falsa notizia della sua morte, Manfredi si fece proclamare re di Sicilia ed il papa lo scomunicò.
In Toscana Manfredi dette appoggio alle forze di Siena ed ai ghibellini fuoriusciti da Firenze, che, guidati da Farinata degli Uberti, travolsero le milizie guelfe di Firenze sul torrente Arbia nel 1260. Per Guidoguerra, la sconfitta a Montaperti fu un colpo durissimo, tanto fu costretto all´esilio.
Dopo questa vittoria i ghibellini si insediarono a Firenze.
Dante ricorda questa battaglia nel Canto X dell´ Inferno.
Ma il nostro protagonista non si scoraggiò e continuò a lavorare per la parte guelfa:
Papa Urbano VI aveva stretto nel 1263 con Carlo I d´Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX il Santo, un accordo in cui Carlo, in cambio dell´appoggio della Chiesa alle sue azioni politiche, si sottometteva ad un rapporto di dipendenza.
Tale accordo fu rinnovato da Clemente IV, che offrì a Carlo la corona di Sicilia purchè scacciasse Manfredi.  
L´esercito di Manfredi e quello angioino vennero allo scontro diretto il 26 febbraio del 1266 nella famosa battaglia di Benevento.
Quando Manfredi percepì la disfatta, preferì gettarsi nella mischia e morire da valoroso piuttosto che essere fatto prigioniero: presso il ponte di Benevento, infatti, cadde trafitto dai Francesi e, secondo una tradizione riportata dallo stesso Dante, fu sepolto con rispetto dai suoi nemici sotto un tumulo di pietre.
Carlo d´Angiò ed il legato apostolico, il vescovo di Cosenza Bartolomeo Pignatelli, gli negarono la sepoltura cristiana, adducendo come scusa il fatto che Manfredi fosse morto in stato di scomunica.
Il suo corpo fu quindi dissepolto e portato fuori, "a lume spento", dai confini dello Stato della Chiesa.
La morte di Manfredi è ricordata da Dante nel canto III del Purgatorio.
La tradizione vuole che Carlo d´Angiò regalasse a Guidoguerra una preziosa reliquia contenente il latte della Vergine. Al museo della Collegiata di Montevarchi, è conservato un bellissimo tempietto, detto "del Sacro Latte", con maioliche invetriate dei Della Robbia, che raffigura, tra le varie scene, il momento in cui il conte dona la reliquia al priore del monastero.
Rientrato a Firenze, Guidoguerra assunse il ruolo di capo della Parte Guelfa, e nella gestione dei poteri pubblici, si capisce dove Guido adoperò meglio la spada praticando ad arte, la violenza e l´intimidazione. Morì pochi anni dopo, nel 1272.

 
Andrea della Robbia: Il conte Guido Guerra VI consegna al priore della Collegiata di Montevarchi la reliquia del Sacro Latte di Maria ricevuta in dono da Carlo d´ Angió per l´ aiuto prestatogli dal conte durante la vittoriosa battaglia di Benevento (1266)
dal 1230 al 1500
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Nel 1225 il castello compare nel contado di accomandigia concordato tra la città di Arezzo ed il conte Guido di Tegrimo, come castello facente parte del contado Aretino insieme ad altri castelli del Viscontado.

In un successivo documento del 1257 gli abitanti del castello vengono elencati per stabilire il numero dei fuochi, quindi delle famiglie, e conteggiare le tasse da pagare al comune di Arezzo, ribadendone l´appartenenza, ma solo pochi anni più tardi, nel 1260, Caposelvi compare citato nel libro di Montaperti, tra i luoghi appartenenti al contado Fiorentino. La presenza di Caposelvi nel contado Fiorentino tra il 1290 e il 1298, risulta espressa anche nelle Consulte della Repubblica, nelle quali viene approvata la composizione dei contingenti di alcuni castelli del Comune di Firenze.
Nel 1290 si stabiliva che la gestione del castello fosse affidata ad un castellano ed a quattro armati di cui però gli abitanti avrebbero potuto fare a meno, se avessero voluto costruire una torre, per la cui costruzione sarebbero stati utilizzati i denari dei salari del castellano e degli armati.
Nel 1282 il conte Guido di Modigliana, radunati gli armati di cinque località a lui soggette, diede l´assalto a Caposelvi uccidendo gli abitanti, incendiando e saccheggiando case. La battaglia non ebbe gli esiti sperati dal conte aretino, e nel 1308 il castello figura ancora sotto il comune di Firenze che in un documento stanziava 50 lire da versare al rappresentante del castello per aiutare gli uomini estenuati dai recenti danni avvenuti alle strutture, al punto di essere costretti ad abbandonarlo.
Nel 1312 l´esercitò di Arrigo VII che si dirigeva da Perugia a Firenze per assediare la città, riconquistò il castello e stabilì nuovamente la supremazia degli aretini. Una conquista però non definitiva dal momento che i fiorentini lo conquistarono nuovamente il 7 Settembre 1322 ponendovi una guarnigione.

Caposelvi entrò a far parte del contado fiorentino in maniera definitiva dal 1337, quando i conti Guidi vendettero a Firenze ogni diritto sul castello . Ciononostante durante tutto il secolo la fortezza continuò a subire le conseguenze delle ostilità tra il contado Aretino e quello fiorentino, fino al 16 Aprile del 1404 quando la Signoria mandò un esercito che conquistò 32 tra castelli e fortificazioni in Casentino ed in Valdambra. La Repubblica Fiorentina riunì quindi, da quel momento, sotto il suo dominio l´intera Valdambra.
Non trovandosi più sul confine del contado fiorentino, la Valdambra avrebbe potuto godere per una ventina di anni di una discreta tranquillità se altre calamità non avessero afflitto queste popolazioni. La carestia e la peste del 1411 la peste del 1417 e di nuovo la carestia del 1419 le decimarono e le ridussero in miseria. Gli abitanti non si erano ancora ripresi da tali sventure che nel Luglio del 1425 iniziò una guerra cruenta e sanguinosa che coinvolse Siena e Milano da una parte e Firenze e Venezia dall´altra che si concluse nel 1433. Da lì iniziò un periodo di prosperità e ricchezza che si concluse attorno al 1478 quando si aprì una nuova guerra che coinvolse varie fazioni tra le quali anche l´esercito papale.

dal 1500 ai giorni nostri
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Durante i primi anni del 1500 varie scorrerie devastarono la Valdambra. Le principali furono ad opera dei senesi e durarono fino a quando Cosimo dei Medici, il 5 Aprile del 1554, per tranquillizzare le popolazioni ed impedire nuovi danni mandò un esercito di 200 uomini a presidiare il territorio.
Caduta Siena e ceduta con tutto il suo territorio il 17 Marzo 1557 dal Re Filippo di Spagna a Cosimo dei Medici la Valdambra si trovò incorporata nel nuovo stato. Non vi furono comunque molte innovazioni in quanto i Medici confermarono le capitolazioni e conservarono le circoscrizioni, lasciate dalla Repubblica fiorentina.
I vari Castelli e popoli formarono tanti piccoli comuni dipendenti dalla podesteria di Bucine, ma il Castello non vi faceva parte dal 1360, in seguito alla riorganizzazione del territorio in una Lega. Caposelvi fu staccato ed accorpato a Montevarchi.
Inizia da questo momento un periodo di tranquillità non turbata dalle guerre dei secoli seguenti: l´occupazione francese del 1799, la costituzione del regno d´Etruria e la successiva annessione della Toscana al regno d´Italia nel 1807, ebbero sulla Valdambra la sola conseguenza di vedere applicate le leggi francesi fino alla caduta di Napoleone e la loro abolizione dopo la restaurazione del Granducato di Toscana.
Con una legge del 24 Novembre 1817, i confini delle comunità della valle furono resi più regolari e fu così che Rendola passò alla comunità di Montevarchi in cambio di una parte di Levane e di Caposelvi assegnati a quella di Bucine.
Ancora oggi la vallata di Caposelvi è divisa tra i due comuni di Bucine e Montevarchi dal fiume Trigesimo.


Queste informazioni sono state tratte da:

Il Viscontado d´Ambra di Marzia Resti.

Memorie Valdarnesi - Appunti storici sulla Valle dell´Ambra di Tito Cini - 1907

la cartina di oggi
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La cartina attuale
Cenni Storici sullŽedificio
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Questo edificio risulta accampionato al Catasto Leopoldino, dove, in base ad una ricerca eseguita presso l´Archivio di stato ad Arezzo, viene rappresentato in mappa fin dal 1821. Tuttavia, proprio dall´esame della predetta mappa, risulta evidente la mancanza rispetto allo stato attuale della parte a monte costituita dai locali cantina al piano terra e primo, e la diversa dimensione della terrazza coperta sul fronte( riportando in scala 1:2000 la suddetta mappa le dimensioni del corpo originario del fabbricato coincidono perfettamente, come si può verificare dalle due mappe ).Inoltre, dall´esame delle trascrizioni avvenute nei registri catastali dell´epoca si ritrova che tale immobile viene descritto articolato su tre piani e di consistenza pari a 490 braccia quadre (1 braccio quadro bari a 0.35 mq.), e che tale consistenza rimane sempre invariata fino all´ultima trascrizione che è dei primi anni del 1900, pur cambiando nel frattempo diverse volte di proprietà. Facendo un rapido conteggio si può quindi desumere che l´edificio al tempo doveva essere di circa 490x0.35=171 mq., il che coinciderebbe più o meno con la superficie relativa alle zone del fabbricato delimitate dalle murature di grosso spessore ai vari piani, che in totale assommano ad una superficie di circa 193 mq., considerando anche che al tempo eventuali vani scala o vani accessori quali ad esempio stalle, non siano stati conteggiati. Inoltre sul fronte sud al lato primo, doveva probabilmente trovarsi una loggia, a completamento di quella sul fronte ovest, come testimoniato da un pilastro in muratura di mattoni completamente indipendente contenuto nello spessore della muratura proprio sul lato destro del fronte ovest(vedi fotografia n° 41 della Rel. Fotografica. La casa che viene descritta nei registri catastali come "colonica", mantiene questo appellativo fino al 1912 quando, acquistata dalla famiglia Bartolozzi di Firenze, fu in parte trasformata in casa per vacanza(come riportato nei registri catastali). Fu con ogni probabilità in questo periodo o negli anni immediatamente seguenti che al fabbricato furono apportate le modifiche quali oggi noi vediamo, ed in particolare:

- l´ampliamento con sopraelevazione di parte del fabbricato, evidenziato dallo spessore dei muri perimetrali di un mattone a una testa nel lato sud del piano primo e nei lati sud ed est del piano secondo e confermato anche dall´andamento della copertura che si presenta con un padiglione mozzo impostato più basso della quota di colmo;
- il rifacimento di buona parte dei solai del piano primo e di tutti quelli del piano secondo, realizzati con travi di ferro e laterizio tipo volterrane;
- la realizzazione di un diverso vano scala per l´accesso dal piano primo al secondo(senz´altro diverso in quanto la scala sottostante che dal piano terra montava al primo, ancora adesso visibile e tronca, ha andamento esattamente contrario).
- Il rifacimento della loggia e terrazza sul fronte ovest dove il solaio è sempre in travi di ferro e pignatte di laterizio e addirittura i pilastrini che sostengono la terrazza sono in cemento, con il contemporaneo inserimento delle paraste e delle cornici a intonaco alle finestre sulla facciata sempre sul medesimo fronte;


La Relazione
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Oggetto di questo intervento è un edificio per civile abitazione posto in frazione Caposelvi, località "Trigesimo", costituito da una parte articolata su tre livelli, la più vecchia, ed una parte su due livelli costituita da locali ad uso cantina, anch´essa risalente ai primi del "900", ma senz´altro postuma rispetto alla parte originaria, come è possibile dedurre da un esame delle murature.

L´edificio si colloca in collina, in posizione piuttosto elevata rispetto alla strada di fondovalle che porta a Caposelvi, ed al torrente Trigesimo, ed è stato utilizzato come casa di vacanza per tantissimi anni dai precedenti proprietari .

L´edificio allo stato attuale, si compone di n°2 unità immobiliari, una piccola al piano terra, composta da 4 locali ad uso abitazione, ed una molto grande al piano primo e secondo; il resto dei locali al piano terra, nonché al piano primo nella parte aggiunta a monte, è ad uso cantina. L´intervento in questione ha lo scopo di dividere il piano primo e secondo in 2 unità immobiliari separate ed indipendenti, nonché di ampliare l´abitazione al piano terra eseguendo il cambio di destinazione d´uso di due locali che vengono così a far parte dell´abitazione costituendone il bagno ed una porzione della camera.

Lo stato di conservazione dell´immobile oggetto di questo intervento non può definirsi certamente ottimale, se si considera che la copertura è praticamente da rifare, in special modo nella parte a monte dell´edificio, così come alcuni solai interni, dove l´orditura lignea mostra evidenti segni di deterioramento.

Le pavimentazioni interne, miste in cotto e graniglia di nessun pregio, necessitano di essere sostituite, e comunque tutti i solai che attualmente presentano struttura mista in travi di ferro e pignatte di laterizio, e che costituiscono un evidente rifacimento avvenuto nei primi anni del "900", saranno completamente rifatti con struttura portante in legno e pianelle di cotto, mantenendo ovviamente la medesima quota d´imposta.

Le murature portanti si presentano per lo più in buone condizioni, sia al piano terra che ai piani superiori, ad esclusione della parete controterra al piano terra nel locale cantina posto a monte dove ci sono evidenti segni evidenti di umidità di risalita. L´impianto termico è del tutto assente in quanto questa casa per tutto il "900" ha avuto la funzione di casa per vacanza estiva di una famiglia fiorentina, non necessitando quindi di impianto di riscaldamento.
Le opere
L´intervento in oggetto come già detto si propone di operare una ristrutturazione completa dell´immobile, dividendo in due unità immobiliari separate quella che attualmente è una unica unità immobiliare costituita da piano primo e secondo. Gli appartamenti indipendenti al piano primo e secondo costituiranno quindi gli appartamenti principali, Un´altro appartamento verrà ristrutturato al piano terreno mantenendo tutti i requisiti storici e strutturali originali.

- L´unità abitativa al piano terra, al momento costituita da 4 vani, cucina, camera disimpegno e ripostiglio, verrà ampliata per ingrandire una camera e per realizzare un bagno, che seppur non dotato di finestra sarà munito di idoneo impianto di aerazione, per un totale di 46,65 mq. al netto delle murature. Sullo spigolo destro del lato sud sarà riaperto il grande arco in muratura attualmente tamponato, che anticamente doveva senz´altro essere aperto a costituire o una loggia o un grosso portone d´ingresso per una stalla. Anche l´apertura di ingresso alla cantina sul limite sinistro del lato sud (sotto la loggia) e quella al limite destro del fabbricato sul lato est, attualmente piane, saranno rifatte ad arco per meglio omogeneizzarsi tra loro e con il nuovo loggiato da fare al piano primo La finestra della nuova camera al piano terra sarà spostata ed allineata con quelle superiori.

- I due appartamenti al piano primo e secondo, praticamente identici nella disposizione interna, saranno strutturati con soggiorno, cucina/pranzo, due camere e due bagni, più i necessari disimpegni, per un totale di circa 90 mq. ciascuno. All´esterno l´attuale loggia con soprastante terrazza sarà demolita e ricostruita per pari ingombro, affiancando alla medesima una scala indipendente per l´accesso al piano primo.

- Il loggiato al piano primo sarà quindi delimitato da due arcate sul fronte ovest e da una su quello sud, mentre su quello nord è delimitato dalla nuova scala. La scala in questione sarà realizzata con gradini in pietra e delimitata da parapetto e parete in muratura di pietra e mattoni con soprastante ringhiera metallica. La terrazza superiore al loggiato verrà delimitata da semplici colonne in muratura e ringhiera metallica; il solaio della terrazza sarà rifatto con struttura lignea e scempiato in tavelle di cotto.

- La copertura, che verrà rifatta per tutto il fabbricato sostituendo dove necessario gli elementi in legno deteriorati o sottodimensionati, nella parte più alta dell´edificio sarà realizzata interamente a capanna, sostituendo quel brutto padiglione mozzo che attualmente copre tutta l´ala del lato sud; il tutto ovviamente mantenendo le stesse quote d´imposta della gronda. La parete in muratura sul lato sud sarà quindi proseguita in altezza a costituire la sezione triangolare attualmente mancante per l´appoggio delle falde del nuovo tetto a capanna.

- Sempre sul fronte ovest, a parziale copertura della terrazza e dell´ingresso all´appartamento al piano primo verrà prolungata la falda di copertura del tetto per 1,50 mt. sostenendola con l´inserimento di mensole in legno sulla parete, il tutto come riportato nelle Tavv. grafiche di progetto n° 6 e 7. I solai interni di divisione tra i vari piani, saranno consolidati, se in struttura lignea e laterizio, e quelli in travi di ferro saranno rifatti con delle volte utilizzando il laterizio vecchio recuperato dalla struttura.

- Anche il solaio tra piano terra e primo a divisione dei locali a monte ad uso cantina sul lato nord verrà rifatto a causa dell´elevato grado di dissesto, sostituendo tutta la struttura lignea portante e riproponendo lo scempiato in tavelle di cotto.
Sempre in questa parte dell´edificio, sul prospetto nord, sarà allargata l´attuale porta d´ingresso al piano primo che nella parte superiore sarà terminata con una lunetta semicircolare.
Al momento in questa parte dell´edificio non verranno eseguite altre opere in quanto esso sarà in futuro oggetto di cambio di destinazione d´uso per l realizzazione di un piccolo appartamento da utilizzare a fini di agriturismo.
- Le persiane esterne saranno tolte, e gli infissi dotati di scuri interni, mentre all´esterno, intorno alla finestra sarà eseguita una riquadratura in fase di decorazione del fabbricato.
- I pavimenti interni saranno tutti realizzati in cotto ad esclusione di quelli già in cotto vecchio presenti nell´appartamento piccolo al piano terra, che verranno mantenuti, ed integrati per le parti mancanti.
Le pavimentazioni esterne del marciapiede, attualmente in cemento lisciato, saranno eseguite o in cotto o in pietra.
Il Progetto
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Il progetto iniziale

Villa le Vigne snc
Via Caposelvi 84 - Montevarchi (Arezzo)
P.I. 01879480513