Guido Guerra VI era nipote di Guido il Vecchio e Gualdrada Berti, che le cronache fiorentine già proponevano come esempio di virtù e buoni costumi del tempo andato.
Guido nacque intorno al 1220 e, dopo un periodo trascorso alla corte di Federico II, divenne uno dei più prestigiosi sostenitori della parte guelfa fiorentina.
Dante parla di lui e di altri suoi contemporanei fiorentini, nel canto XVI dell´Inferno.
Siamo in un periodo storico piuttosto turbolento: Federico II alla sua morte aveva lasciato erede dell´Impero, del regno di Sicilia e di Gerusalemme il figlio Corrado IV.
Suo vicario in Sicilia ed in Italia era il figlio naturale Manfredi.
Alla morte di Corrado IV, nel 1254, restava erede dell´Impero suo figlio Corrado V, un bimbo di appena due anni.
Quando si sparse la falsa notizia della sua morte, Manfredi si fece proclamare re di Sicilia ed il papa lo scomunicò.
In Toscana Manfredi dette appoggio alle forze di Siena ed ai ghibellini fuoriusciti da Firenze, che, guidati da Farinata degli Uberti, travolsero le milizie guelfe di Firenze sul torrente Arbia nel 1260. Per Guidoguerra, la sconfitta a Montaperti fu un colpo durissimo, tanto fu costretto all´esilio.
Dopo questa vittoria i ghibellini si insediarono a Firenze.
Dante ricorda questa battaglia nel Canto X dell´ Inferno.
Ma il nostro protagonista non si scoraggiò e continuò a lavorare per la parte guelfa:
Papa Urbano VI aveva stretto nel 1263 con Carlo I d´Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX il Santo, un accordo in cui Carlo, in cambio dell´appoggio della Chiesa alle sue azioni politiche, si sottometteva ad un rapporto di dipendenza.
Tale accordo fu rinnovato da Clemente IV, che offrì a Carlo la corona di Sicilia purchè scacciasse Manfredi.
L´esercito di Manfredi e quello angioino vennero allo scontro diretto il 26 febbraio del 1266 nella famosa battaglia di Benevento.
Quando Manfredi percepì la disfatta, preferì gettarsi nella mischia e morire da valoroso piuttosto che essere fatto prigioniero: presso il ponte di Benevento, infatti, cadde trafitto dai Francesi e, secondo una tradizione riportata dallo stesso Dante, fu sepolto con rispetto dai suoi nemici sotto un tumulo di pietre.
Carlo d´Angiò ed il legato apostolico, il vescovo di Cosenza Bartolomeo Pignatelli, gli negarono la sepoltura cristiana, adducendo come scusa il fatto che Manfredi fosse morto in stato di scomunica.
Il suo corpo fu quindi dissepolto e portato fuori, "a lume spento", dai confini dello Stato della Chiesa.
La morte di Manfredi è ricordata da Dante nel canto III del Purgatorio.
La tradizione vuole che Carlo d´Angiò regalasse a Guidoguerra una preziosa reliquia contenente il latte della Vergine. Al museo della Collegiata di Montevarchi, è conservato un bellissimo tempietto, detto "del Sacro Latte", con maioliche invetriate dei Della Robbia, che raffigura, tra le varie scene, il momento in cui il conte dona la reliquia al priore del monastero.
Rientrato a Firenze, Guidoguerra assunse il ruolo di capo della Parte Guelfa, e nella gestione dei poteri pubblici, si capisce dove Guido adoperò meglio la spada praticando ad arte, la violenza e l´intimidazione. Morì pochi anni dopo, nel 1272.
Andrea della Robbia: Il conte Guido Guerra VI consegna al priore della Collegiata di Montevarchi la reliquia del Sacro Latte di Maria ricevuta in dono da Carlo d´ Angió per l´ aiuto prestatogli dal conte durante la vittoriosa battaglia di Benevento (1266)